Incontro sulle mafie con Alberto Giuliani, sabato 25 aprile ore 18.

Alberto Giuliani Sabato 25 aprile 2009 dalle ore 17.

Ore 18: slide show “Married to the mob”, a seguire “Memoriae”, video multimediale.

English below

“ Io lo so. In questa terra a tradirti sono quelli che credi i tuoi amici, i tuoi fratelli. Sono loro che un giorno ti portano dal boia”
Angela Donato

Scrivo da una terra senza più dignità. Dove non lampeggiano solo le bombe del racket e i kalashnikov degli agguati, ma anche il vuoto terrorizzante della lupara bianca.

Scrivo dal cuore insanguinato delle mafie che governano la vita, la morte e la politica del sud Italia, trafficano cocaina nel mondo, regnano nel sud e nel nord america, uccidono in Europa, mettono bombe, vincono appalti, ricattano, eliminano.
Le mafie sono ancestrali e modernissime.

Hanno un santuario tra le montagne dell’Aspromonte e comparano banche a San Pietroburgo. Investono centinaia di milioni di euro in quartieri nelle captali europee e praticano antichi riti di affiliazione con il sangue. Credono in Dio, sono devote ai santi, e al fuoco dei kalaschnikov.

“Per loro la legge non esiste. Si credono i padroni della vita, della morte, di tutte e cose. Vanno al ristorante e devono mangiare senza pagare. Vanno nelle aziende e si prendono i soldi. Vanno dal fittavolo e si prendono il lavoro. A me hanno preso il cuore, l’anima e gli occhi: si sono presi mio figlio e mi hanno lasciato questi sassi”.

Le mafie sono il morbo di questa terra, la malattia che la sta divorando. Dicono abbiano quattro secoli di storia, e migliaia di morti nella sua scia.
Ormai ogni famiglia è un mondo a se, vincolato dal sangue. Il sangue lo rende impenetrabile. L’omertà la protegge. Il denaro la rafforza. La ferocia la moltiplica.
Scrive lo stoico Enzo Ciconte: “ Sono nate nell’estremo lembo della Penisola, relegate in una regione povera attraversata da splendide catene montuose. Le montagne sono importanti perché anche il territorio le ha rese impenetrabili. Le hanno fatte crescere nell’isolamento. Dal sud si sono espanse nel nord Italia. Poi in Europa e nel mondo. In Colombia controllano i più importanti cartelli della cocaina. Secondo l’ultima indagine Eurispes fatturano più di un piccolo stato. 150 miliardi di euro l’anno, più della Polonia, più della…
Vivono nell’ombra. L’ombra alimenta i loro affari. Che sono, oltre alla droga,i cemento, la sanità, gli appalti pubblici, e armi, il raket, le merci contraffatte, i rifiuti, l’usura, il commercio di schiavi. E naturalmente la politica.”

“sembrava di vivere a Beirut. Nel 2007 c’è stata una specie di tregua. Poi sono ricominciati i fuochi e la tregua è finita”. Ma non lo dice con la faccia rassegnata Giovanni Speranza. Eletto nel 2005 è il sindaco di Lamezia Terme. Faceva il professore di filosofia e di quella lunga esperienza conserva, oltre alle giacche di lana e al sorriso, l’ostinazione di chi vuol capire. Lo incontro una mattina davanti a quel che resta del Saint Louis, negozio di bomboniere sventrato da un congegno di polvere nera e benzina che 8 ore fa ha illuminato l’ennesima notte di questa lunga agonia. Ci sono i poveri, i vigili urbani, un giornalista con la telecamera, e naturalmente nessun curioso. Speranza è accompagnato dalla sua scorta. Giorno e notte, da quando è in carica riceve minacce, proiettili, telefonate anonime. E dice “ le cose diventano sempre più difficili”. Ma non lo dice con la faccia rassegnata.

——-English

Those who live in fear die every day

“ I know. In this land, those who deceive you are those you believe are your friends. One day, they will bring you to the executioner”
Angela Donato

I’m writing from a land without any more dignity. From a place where the bombs of the racket and the kalashnikovs of the ambushes are flashing, where the emptiness of the lupara bianca becomes dread.

I’m writing from the bloody heart of the mafias that rule the life, death and politics of southern Italy, the mafias running the cocaine business all over the world, that reign in North and South America, that kill in Europe, set off bombs, win contracts, run blackmail scams, wipe out anything in their path.

Mafias are both ancestral and modern. They have a sanctuary in the Aspromonte mountain and they buy banks in San Pietersburg. They invest hundreds of millions euros in the European capital districts and they conduct affiliation rituals with blood. They believe in God, they are devoted to the saints, and to Kalashnikov fire.

“ Low doesn’t exist for them. They think they are the owners of life, of death, of all things. They go to restaurants and they don’t expect to pay. They go to factories to steal jobs. From me they take my heart, my soul and my eyes: they took my son and living me this stones”.
Angela Donato

Mafias are the disease of this county, the illness that is devouring my country. It has four hundred years of history, and thousands of deaths in its wake. Nowadays every family is a world apart, bound by blood. The blood keeps it impenetrable. The conspiracy of silence protects it. The money buttresses it. Ferocity multiplies it.
Enzo Ciconte, a famous historian, writes: “The mafias were born in the extreme strip of the Peninsula, relegated to a poor region crossed by beautiful mountains. Mountains are important, in that the terrain also made the mafias untouchable. It made them evolve in seclusion. The mafias expanded from the south to the north of Italy. Then to Europe and the rest of the world.
In Colombia, the Italian ‘Ndrangheta runs the most important cocaine cartel. According to the last Eurispes investigation, Italian mafias are earning more than many nations. 150 billion euros per year, like the GDP of Poland or Denmark.
Mafias live in the shadows. The shadows feed their businesses. Which are, in addition to drugs -the construction industry, the health system, the public call for tenders, guns, the racket, counterfeiting, waste management, loansharking, the human slave trade, prostitution. And, of course, politics.”

“ It was like living in Beirut. In 2007 we had something like a respite. Then the fires begun again and the cease-fire was over”. But Giovanni Speranza doesn’t say this with an unhopeful face. He was elected in 2005. He is the mayor of Lamezia Terme. He used to be a teacher of philosophy, and from that past life he still maintains, aside from his wool jacket and his smile, the obstinacy of a man who wants to understand. I met him one morning in front of what was left of the Saint Louis, a favor shop demolished by a bomb of black powder and fuel. Eight hours ago this bomb lit up the umpteenth night of this prolonged agony. There are the firefighters, the local police, a journalist with a video camera, and obviously no bystanders. Speranza is under constant guard, night and day, since he started receiving death threats, bullets, anonymous phone calls. And he says:” Thing are getting worse every day”. But he doesn’t say it with an unhopeful face.

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