20 10 2010 – Memoriae di Alberto GIULIANI

20 10 2010 REPEATING EVENTS     collettiva, quartiere Isola (MI), varie sedi

the Photographers’ room, in collaborazione con MiCamera, BeeMind studio e Vintage Music
Services omaggiano in questa data ricorsiva la ripetizione, che non è mai identica a se stessa.

(più informazioni sull’evento)

(c/o) the Photographers, room, proiezione alle ore 18.30

Memoriae

immagini e interviste: Alberto Giuliani con la collaborazione di: Andrea Amato, montaggio e post-produzione: Dario Sbrana, musica originale: Paola Turci
durata: 16 min.

Alberto Giuliani
Alberto Giuliani
©Alberto Giuliani, LuzPhotoAgency

Scrivo da una terra senza più dignità. Dove non lampeggiano solo le bombe del racket e i kalashnikov degli agguati, ma anche il vuoto terrorizzante della lupara bianca.
Scrivo dal cuore insanguinato delle mafie che governano la vita, la morte e la politica del sud Italia, trafficano cocaina nel mondo, regnano nel sud e nel nord america, uccidono in Europa, mettono bombe, vincono appalti, ricattano, eliminano.
Le mafie sono ancestrali e modernissime.
Hanno un santuario tra le montagne dell’Aspromonte e comprano banche a San Pietroburgo. Investono centinaia di milioni di euro in quartieri nelle capitali europee e praticano antichi riti di affiliazione con il sangue. Credono in Dio, sono devote ai santi, e al fuoco dei kalaschnikov.
“Per loro la legge non esiste. Si credono i padroni della vita, della morte, di tutte e cose. Vanno al ristorante e devono mangiare senza pagare. Vanno nelle aziende e si prendono i soldi. Vanno dal fittavolo e si prendono il lavoro.
A me hanno preso il cuore, l’anima e gli occhi: si sono presi mio figlio e mi hanno lasciato questi sassi”.

Le mafie sono il morbo di questa terra, la malattia che la sta divorando. Dicono abbiano quattro secoli di storia, e migliaia di morti nella sua scia.
Ormai ogni famiglia è un mondo a se, vincolato dal sangue. Il sangue lo rende impenetrabile. L’omertà la protegge. Il denaro la rafforza. La ferocia la moltiplica.
Scrive lo storico Enzo Ciconte: “ Sono nate nell’estremo lembo della Penisola, relegate in una regione povera attraversata da splendide catene montuose. Le montagne sono importanti perché anche il territorio le ha rese impenetrabili. Le hanno fatte crescere nell’isolamento. Dal sud si sono espanse nel nord Italia. Poi in Europa e nel mondo. In Colombia controllano i più importanti cartelli della cocaina. Secondo l’ultima indagine Eurispes fatturano più di un piccolo stato. 150 miliardi di euro l’anno, più della Polonia.
Vivono nell’ombra. L’ombra alimenta i loro affari. Che sono, oltre alla droga, il cemento, la sanità, gli appalti pubblici, e armi, il raket, le merci contraffatte, i rifiuti, l’usura, il commercio di schiavi. E naturalmente la politica.”

“sembrava di vivere a Beirut. Nel 2007 c’è stata una specie di tregua. Poi sono ricominciati i fuochi e la tregua è finita”. Ma non lo dice con la faccia rassegnata Giovanni Speranza. Eletto nel 2005 è il sindaco di Lamezia Terme. Faceva il professore di filosofia e di quella lunga esperienza conserva, oltre alle giacche di lana e al sorriso, l’ostinazione di chi vuol capire. Lo incontro una mattina davanti a quel che resta del Saint Louis, negozio di bomboniere sventrato da un congegno di polvere nera e benzina che 8 ore fa ha illuminato l’ennesima notte di questa lunga agonia. Ci sono i poveri, i vigili urbani, un giornalista con la telecamera, e naturalmente nessun curioso. Speranza è accompagnato dalla sua scorta. Giorno e notte, da quando è in carica riceve minacce, proiettili, telefonate anonime. E dice “ le cose diventano sempre più difficili”. Ma non lo dice con la faccia rassegnata.

contatti: www.albertogiuliani.com/multimedia

http://theroomproduzioni.com/?p=26